Acireale, apre dopo 85 anni il Museo Diocesano di Palazzo D’Amico: una storia incredibile

Acireale, apre dopo 85 anni il Museo Diocesano di Palazzo D’Amico: una storia incredibile

22 Marzo 2026 Off Di Valentina Costantino

Dopo decenni di attese, le sale storiche del Palazzo D’Amico ad Acireale si aprono nuovamente alla collettività, restituendo un prezioso patrimonio di arte e devozione. Si tratta di una vera e propria rinascita che segna il ritorno della dimensione museale nel cuore della città, riportando alla luce opere, documenti e memorie legate alla storia locale e diocesana. Quella che oggi diviene una realtà concreta era stata solamente sperata e progettata da generazioni: un evento che arricchisce culturalmente l’intero territorio di Acireale.

Un viaggio nella storia: dal progetto originario alla riapertura

L’avventura del Museo Diocesano si intreccia con la storia del Palazzo D’Amico, elegante residenza nobiliare situata nelle immediate vicinanze della curia e della cattedrale. Nel 1930 la diocesi decise di acquisire questo edificio storico, con il desiderio di creare un polo dedicato al patrimonio artistico e religioso locale: la visione era frutto dell’impegno del vescovo Salvatore Russo. Gli ambienti del piano nobile sarebbero dovuti diventare sale museali, mentre gli altri spazi ospitare attività pastorali.

Tuttavia, l’arrivo della seconda guerra mondiale ne bloccò le sorti, lasciando il sogno in sospeso per decenni. Nel frattempo, l’iniziativa privata e l’impegno del segretario Paolo Randazzo permisero una prima raccolta delle opere d’arte, custodite provvisoriamente presso un istituto di carità cittadino. Questi lasciti sono stati la base per una collezione che, con la fine del conflitto, sembrava destinata a rimanere dispersa.

Solo all’inizio degli anni Duemila prende forma un nuovo impulso: importanti lavori di ristrutturazione ridefiniscono le sale del palazzo, mentre contributi dell’Unione Europea e della CEI consentono l’acquisto di arredi e la realizzazione di mostre temporanee, molto apprezzate dal pubblico. È solo nel 2015 che il museo inizia ad assumere l’attuale configurazione e nel corso degli anni successivi vengono affidate le attività di direzione e restauro a figure competenti, tra cui il direttore don Antonio Agostini, con il sostegno dei vescovi che si sono succeduti.

Le collezioni e il valore per la comunità diocesana

All’interno delle sale rinnovate, si conservano opere che raccontano la ricchezza spirituale e artistica della diocesi: dipinti, sculture lignee, preziosi paramenti sacri e antichi manoscritti coprono un arco temporale che va dal Seicento all’Ottocento. Tra le opere maggiormente rappresentative spiccano i dipinti attribuiti ad Alessandro Vasta, lavori provenienti dalla bottega di Paolo Vasta e tondi di Michele Vecchio, tutti espressione della scuola artistica locale.

Un aspetto particolarmente significativo risiede nel legame tra patrimonio e comunità. Il museo funge da punto di riferimento per chi desidera approfondire la conoscenza della vita religiosa, artistica e sociale acese, sostenuto anche dall’affiancamento dell’Archivio Storico diocesano, situato al secondo piano dell’edificio. Durante eventi speciali come le Giornate FAI di Primavera, studenti e visitatori possono immergersi in un percorso che restituisce memoria e identità al territorio.  normative nazionali e regionali vigenti.