Blitz a Bagheria: 43 denunciati per un torneo di poker illegale, locali sequestrati

Blitz a Bagheria: 43 denunciati per un torneo di poker illegale, locali sequestrati

8 Luglio 2026 Off Di Valentina Costantino

La sede di un’associazione sportiva dilettantistica a Bagheria, nell’area metropolitana di Palermo, è stata recentemente oggetto di un accertamento approfondito da parte della Guardia di Finanza e dei funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il controllo, avvenuto durante un torneo di Texas Hold’em, ha portato all’identificazione di 43 persone tra partecipanti, dealer e organizzatori, con l’intera attività che si è svolta in via Orazio Costantino. Il sequestro di locali, tavoli, fiches e dispositivi per le transazioni ha sottolineato la severità dell’intervento, generando un’ampia riflessione sulla gestione dei tornei di poker dal vivo nei circoli italiani, specie in assenza di autorizzazioni esplicite previste dalla normativa vigente.

Controlli, sequestro e normativa sui tornei di poker nei circoli

L’operazione condotta dalle forze dell’ordine si inserisce in un contesto normativo dove l’organizzazione di eventi di poker live nei circoli è regolata in modo complesso e, talvolta, controverso. L’accertamento principale ha riguardato la mancata esibizione delle autorizzazioni richieste per il Texas Hold’em, elemento che ha portato al sequestro di tutti gli strumenti legati al torneo: tra gli oggetti confiscati figurano quattordici tavoli da gioco, fiches, carte, terminali di pagamento elettronico e documentazione cartacea, inclusi appunti con elenchi di partecipanti e quote versate.

Nel dettaglio, il sequestro del Pos ha suscitato ulteriori approfondimenti, poiché il dispositivo risultava registrato a un’attività di toelettatura per animali e, secondo le prime verifiche, era stato utilizzato per effettuare alcune transazioni relative alle quote d’iscrizione.

Per quanto riguarda il quadro legislativo, la situazione si presenta peculiare: secondo la normativa italiana, e in linea con le pronunce della Corte di Cassazione, solo i tornei di poker cosiddetti “freezeout”, senza possibilità di re-entry e privi di premi in denaro, sono configurabili come leciti qualora rientrino nell’ambito amatoriale e non prevedano scopi di lucro. Il Consiglio di Stato ha fissato altresì limitazioni sulla quota di iscrizione, indicativamente non superiore ai 30 euro per torneo giornaliero e sull’entità dei premi, che dovrebbero consistere in oggetti di modesto valore o accessi ad altri eventi, escludendo la possibilità di premi monetari economicamente rilevanti.

Malgrado una legge specifica sia stata emanata nel 2008, a oggi nessun bando pubblico ha consentito ai circoli di ottenere concessioni ufficiali dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Questa lacuna normativa genera zone d’ombra e frequenti interventi delle forze di controllo nelle sedi di associazioni che, come quella di Bagheria, organizzano attività senza titoli abilitativi formali.

Le difese dell’associazione e i nodi giudiziari ancora aperti

Di fronte alle contestazioni mosse dagli inquirenti, la rappresentanza legale dell’associazione di Bagheria ha sostenuto che l’evento disputato fosse conforme alle disposizioni vigenti. Secondo la difesa, il premio assegnato non consisteva in denaro, ma in un ticket valido per partecipare a una manifestazione a Malta. Tale aspetto, argomentano i legali, configurerebbe il torneo come un’occasione amatoriale priva di finalità di lucro, allineata alla giurisprudenza della Suprema Corte sulle discipline del gioco di abilità.

Restano tuttavia diversi interrogativi sulla liceità del torneo: la documentazione sequestrata, con elenchi dettagliati di pagamenti, la presenza di rebuy e il ruolo delle somme circolate sono al centro degli approfondimenti della Procura di Termini Imerese. L’associazione ha annunciato ricorso presso il Tribunale della Libertà, contestando la legittimità del sequestro e rivendicando la natura non lucrativa dell’iniziativa.

In passato, episodi simili avevano già coinvolto la stessa realtà bagherese, evidenziando come la linea tra manifestazione sportiva lecita e attività illecita resti sottilissima e spesso demandata all’interpretazione dei giudici, in assenza di un regolamento applicativo chiaro e univoco.