Carcere di Pavia, Ilaria Salis attacca: “Condizioni disumane e degrado, detenuti lasciati soli”

Carcere di Pavia, Ilaria Salis attacca: “Condizioni disumane e degrado, detenuti lasciati soli”

4 Marzo 2026 Off Di Valentina Costantino

Il contesto attuale della casa circondariale di Torre del Gallo a Pavia emerge in modo incisivo attraverso le recenti ispezioni di figure istituzionali. L’eurodeputata Ilaria Salis ha messo in luce una realtà segnata da degrado e isolamento sociale per le persone private della libertà. La struttura ospita un numero di reclusi ben oltre la sua capienza regolamentare, e il quadro che si delinea è di una condizione segnata da difficoltà igieniche, ambientali e gestionali. Tali criticità non rappresentano solo un problema logistico ma pongono urgenti domande di rispetto dei diritti fondamentali e una riflessione sulle reali opportunità riabilitative offerte a chi vive questa esperienza.

Sovraffollamento, criticità igienico-strutturali e carenza di personale

Sovraffollamento e condizioni di vivibilità insufficienti sono fattori ricorrenti nella casa circondariale di Pavia, come evidenziato dai dati ufficiali e dalle testimonianze raccolte durante le visite ispettive. A fronte di una capienza di circa 515 detenuti, ad oggi sono oltre 760 le persone recluse, con una media di 2,5 per cella. Chiare emergono le criticità strutturali, specie nel vecchio padiglione dove docce invase dalla muffa, infiltrazioni, tubature danneggiate e presenza di insetti infestanti compromettono le minime condizioni igieniche.

Tabella: Capienza e presenza effettiva a Torre del Gallo

Capienza regolamentare 515
Presenza effettiva 762
Rapporto detenuti/agente 2,6

Le difficoltà si estendono anche all’organico interno. Manca oltre il 10% degli agenti di polizia penitenziaria previsti, aggravando ulteriormente la gestione della sicurezza e limitando l’attivazione delle attività utili. Un solo educatore segue più di cento detenuti, rendendo de facto impraticabile qualsiasi percorso di reale reinserimento sociale. Pesano inoltre la scarsità di personale sanitario—medici con turni che raggiungono le 72 ore consecutive—e le carenze nei servizi di base e nelle visite specialistiche.

Impatto sulla vita dei detenuti e mancanza di prospettive riabilitative

Le condizioni attuali incidono profondamente sul benessere fisico e psicologico delle persone recluse. Secondo le testimonianze, molti si trovano a condividere pochi metri quadrati in celle sovraffollate, privi di spazi adeguati per lo studio, il lavoro o l’attività fisica. Una palestra inutilizzata e un campo da calcio fuori servizio a causa della carenza di agenti penalizzano ulteriormente i percorsi riabilitativi.

Un altro elemento critico riguarda la popolazione detenuta: l’80% sconta pene definitive senza beneficiare di percorsi di reinserimento realmente strutturati; circa 300 persone convivono con dipendenze o patologie psichiatriche. La carenza di attenzione verso i bisogni specifici, sia sociali sia terapeutici, contribuisce a quella sensazione di abbandono e mancanza di prospettive segnalata da chi vive la detenzione. In queste condizioni, il principio costituzionale della funzione rieducativa della pena viene fortemente messo in discussione, sollecitando un urgente ripensamento delle politiche e delle risorse dedicate alla popolazione carceraria e alla tutela dei loro diritti.