Cibo etnico, un ristorante su due in Italia irregolare. Ecco i più pericolosi

Cibo etnico, un ristorante su due in Italia irregolare. Ecco i più pericolosi

14 Giugno 2019 Non attivi Di Luigi Mannini

L’esplosione dei gusti provenienti da ogni parte del mondo porta con sé qualche inevitabile rischio. In Italia, per quanto riguarda la qualità dei luoghi dove viene servito cibo etnico, i dati sono abbastanza preoccupante. Lo dimostra un’indagine condotta dai Nas, il Nucleo antisofisticazione dei Carabinieri secondo la quale, un ristorante su due sarebbe irregolare. Sulla vicenda si è espressa anche il ministro della Salute che ha dichiarato che non si può giocare con la salute dei cittadini per mantenere i prezzi stracciati utilizzando pratiche illegali. Una strigliata che riguarda quella fatta circa un anno fa dal ministro dell’Interno Matteo Salvini che allora chiese a gran voce la chiusura obbligatoria entro le 21.00 dei negozi etnici. Ecco i più pericolosi.

Ombre sui ristoranti che somministrano cibi etnici

Cibo etnico, un ristorante su due illegale

L’indagine dei Nas ha svelato dunque che in Italia un ristorante su due che somministra cibo etnico è illegale. Su 515 ispezioni effettuate, infatti, sono state accertate irregolarità in 242 strutture, quasi la metà dei ristoranti ispezionati. Eppure il comparto si è molto sviluppato grazie alla curiosità degli italiani che gradiscono assaggiare specialità gastronomiche provenienti dai paesi di tutto il mondo.

Secondo la Coldiretti sarebbero circa un terzo ad assaggiare con una certa frequenza il cibo etnico. Le città dove l’etnico va per la maggiore sono Milano, Roma e Torino, non c’è regione italiana che sia esclusa dal fenomeno. Ma i Nas hanno dimostrato che in molti casi la qualità resta un optional.

“All you can eat” formula pericolosa

La formula dell’”All you can eat” che chi è abituato a frequentare i locali di cucina etnica, soprattutto cinese e giapponese, conoscono bene di cosa si tratta. Nella ristorazione si sono riscontrate la maggiori infrazioni. Addirittura in quasi la metà dei casi i locali ispezionati sono stati sanzionati perché è riscontrata almeno un’irregolarità. Si va dagli alimenti scongelati e poi ricongelati, all’utilizzo di cibi scaduti.

In alcuni casi nemmeno il minimo rispetto delle più elementari norme igieniche, etichette incomprensibili, importazioni vietate. Sul banco degli imputati sono finiti soprattutto gli esercizi che praticano la formula “All you can it”.

Sequestri e sanzioni

Napoli, Padova, Alessandria. I sequestri e le sanzioni hanno interessato in maniera omogenea tutto il territorio nazionale. Sono centoventotto le tonnellate di cibo conservato in non perfette condizioni, sequestrate dai Nas per un valore commerciale di circa 232mila euro.

L’irregolarità che è emersa più diffusa dalle indagini dei Nas è quella della mancanza di una corretta tracciabilità dei prodotti, oppure addirittura di cibo in cattivo stato di conservazione. Complessivamente sono state contestate 477 violazioni penali ed amministrative e sono stati denunciati 23 operatori del settore alimentare. Altre 281 persone sono state sanzionate per infrazioni amministrative, per un ammontare di 411mila euro. In tutta Italia, sono state chiuse o sospese 22 attività.