Rischio emergenza rifiuti a Roma dopo lo stop del Tmb di Rocca Cencia

Rischio emergenza rifiuti a Roma dopo lo stop del Tmb di Rocca Cencia

5 Settembre 2019 Non attivi Di Luigi Mannini

Il Tmb di Rocca Cencia si ferma e a Roma il rischio emergenza rifiuti torna prepotentemente di attualità nella Capitale d’Italia. E le scene che si sono viste dopo lo stop del Tmb sono le stesse di sempre: camion in fila nell’attesa di sversare il proprio carico e aria che diventa irrespirabile a causa del tanfo. Normale amministrazione quando l’unico impianto di trattamento meccanico biologico di proprietà di Ama, l’azienda municipalizzata che si occupa di questi servizi, si blocca. A scatenare le reazioni sdegnate della popolazione, anche la consapevolezza che si trattasse di uno stop annunciato viste le condizioni di sovraccarico nelle quali lavora ormai da tempo l’impianto.

Roma alle prese con un’altra emergenza rifiuti

Il Tmb di Rocca Cencia si ferma, caos rifiuti a Roma

Il Tmb di Rocca Cencia si ferma e scoppia il caos rifiuti a Roma. Il guasto dell’impianto, come la stessa Ama ha fatto sapere, è figlio di un sovrastress da trattamento dei rifiuti che deriva dall’insufficienza degli spazi presenti negli altri impianti regionali. Quindi si tratta di un problema che ha origini chiare conosciute e che si potrebbe presentare in futuro nel caso in cui non vengano adottate soluzioni serie a riguardo. Ovvero non si lavori per far ripartire gli altri impianti evitando così che quello di Rocca Cencia lavori a pieno ritmo per troppo tempo. Con il risultato che è sotto tutti gli occhi di tutto.

Rischio emergenza rifiuti grave

Il rischio di una nuova emergenza rifiuti è molto concreto proprio a causa della carenza impiantistica di Roma. La regione Lazio si è impegnata a prorogare l’ordinanza di agosto, quella che obbliga i Tmb ad accogliere i rifiuti romani al massimo della capienza possibile e Ama a una serrata organizzazione del lavoro, fino al 31 dicembre 2019. La soluzione che appare più percorribile sta tutta nella contrattazione con Marche e Abruzzo per il conferimento nei Tmb delle rispettive regioni.

Gli accordi non sono stati ancora chiusi, almeno in termini ufficiali. Resta poi da mettere a punto la strategia di gestione del ciclo per il futuro. Se non si interviene infatti sul potenziamento della raccolta differenziata che per stessa ammissione dell’Ama è ferma al 46%, la Capitale d’Italia difficilmente uscirà dall’impasse e sarà sempre dipendente da impianti terzi. E il piano regionale rifiuti le impone, per il raggiungimento dell’autonomia, di dotarsi di una discarica di servizio, ipotesi esclusa dall’amministrazione Raggi, da sempre fermamente contraria a qualunque tipologia di impianto di trattamento o smaltimento dell’immondizia sul territorio romano.