Scandalo sanità a Lamezia: protesi acustiche anche a pazienti mai visitati o deceduti

Scandalo sanità a Lamezia: protesi acustiche anche a pazienti mai visitati o deceduti

23 Marzo 2026 Off Di Valentina Costantino

Un’indagine giudiziaria recente ha portato alla luce pratiche irregolari nella distribuzione di dispositivi acustici a Lamezia Terme, coinvolgendo numerosi operatori sanitari e diverse società private. Attraverso un complicato sistema di frodi, sono emersi casi di forniture attribuite anche a pazienti mai esaminati o persino deceduti. La vicenda ha sollevato preoccupazioni significative per la trasparenza e la correttezza nel settore sanitario, gettando un’ombra sulla gestione dei fondi pubblici destinati all’assistenza audiologica.

Il sistema illecito: meccanismi e soggetti coinvolti nello scandalo sanitario

Sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Lamezia Terme, le autorità hanno disposto il sequestro di tre società che sarebbero state al centro di un’organizzazione finalizzata a frodare il Servizio Sanitario Nazionale. Le società, operanti nella provincia di Catanzaro, avrebbero predisposto pratiche sanitarie apparentemente regolari ma in realtà fondate su documentazione artefatta. Fra i meccanismi rilevati:

  • Prescrizioni per protesi attribuite a soggetti che non presentavano deficit uditivi o che non erano a conoscenza della richiesta stessa.
  • Redazione di attestazioni false circa visite specialistiche ed esami audiometrici, mai effettuati secondo l’ipotesi accusatoria.
  • Inserimento nei fascicoli di pazienti deceduti o mai transitati presso le strutture coinvolte nei presunti iter diagnostici.
  • Certificazioni di collaudo dei dispositivi firmate senza riscontro con la realtà clinica dei diretti interessati.

La rete di complicità identificata dagli inquirenti comprende dirigenti del comparto medico e personale sanitario assegnato ai controlli amministrativi e alle autorizzazioni. Il coinvolgimento dell’unità operativa di Otorinolaringoiatria dell’ospedale Pugliese-Ciaccio e di altre strutture testimonia la portata ampia dell’indagine. Secondo le ricostruzioni investigative, sarebbero circa 2900 le pratiche sospette, caratterizzate da gravi irregolarità come la totale assenza di accessi nei database ufficiali CUP e la mancanza di tracciabilità delle presunte prestazioni erogate. L’ipotesi della Procura si concentra sulla reiterazione e sulla strutturazione del sistema, inquadrando le condotte nell’alveo dei reati di truffa aggravata ai danni dello Stato e di falso in atto pubblico.

Conseguenze per i pazienti e impatto sul sistema sanitario pubblico

Le compromissioni emerse hanno generato un duplice danno: da un lato, numerosi cittadini risultano falsamente sottoposti a iter sanitari senza reale bisogno, dall’altro risulta evidente il danno economico diretto al bilancio pubblico. Le indagini hanno rilevato come alcune persone abbiano scoperto di essere state indicate come beneficiarie di protesi senza aver mai ricevuto diagnosi né trattamenti reali. In altri casi, ai pazienti sono stati prescritti dispositivi non necessari, generando disagio e confusione per la gestione delle false patologie.

Di seguito alcune criticità evidenziate dagli investigatori:

  • Rischio clinico derivante da apparati sanitari non utili o non idonei alla reale condizione del paziente.
  • Demotivazione e sfiducia verso le strutture sanitarie pubbliche da parte dell’utenza locale.
  • Perdite per il Servizio Sanitario Nazionale dovute a rimborsi illeciti, in contrasto con quanto previsto dalla normativa sul corretto uso delle risorse pubbliche (D.Lgs. 502/1992 e successive modificazioni).

La vicenda rappresenta un preoccupante campanello d’allarme su controllo e trasparenza nell’accesso ai dispositivi medici, sottolineando la necessità di rafforzare la vigilanza, l’efficacia dei controlli amministrativi e la tracciabilità delle prestazioni per salvaguardare la fiducia dei cittadini e la sostenibilità del sistema pubblico.