Sesto San Giovanni: chiude la storica libreria Tarantola, tra le più importanti d’Italia
Il recente saluto di una delle più antiche librerie d’Italia lascia una traccia profonda nel panorama culturale nazionale. Nata nel 1859, la storica bottega di Piazza IV Novembre a Sesto San Giovanni è pronta ad abbassare la saracinesca dopo oltre un secolo e mezzo di attività. I titolari hanno comunicato via social una “scelta serena”, seguita con sentimenti di gratitudine e malinconia da lettori e cittadinanza. Una perdita che va oltre la semplice chiusura commerciale.
Storia e importanza culturale della Libreria Tarantola: da simbolo cittadino a presidio nazionale
Aperta all’alba dell’Unità d’Italia, la Libreria Tarantola rappresenta un intreccio che unisce la storia stessa della città di Sesto San Giovanni. Fondata da una dinastia di librai originaria di Montereggio, la famiglia intreccia sette generazioni di passione e innovazione nel commercio librario. Licenza storica, datata 1859 e firmata da Luisa Maria di Borbone, il negozio è simbolo di continuità e resilienza, avendo superato guerre, crisi e trasformazioni urbane.
Nel 1942 il punto vendita attuale venne inaugurato da Antonio Tarantola, resistendo persino ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Qui si sono avvicendati grandi autori, premi letterari, presentazioni e incontri che hanno lasciato il segno: tra le iniziative, il rinomato Premio Bancarella, nato nel 1953 proprio grazie all’iniziativa di famiglia, che ha unito librai di tutta Italia e ancora oggi rappresenta uno dei riconoscimenti più sentiti del settore.
L’eredità del negozio va ben oltre il commercio di libri:
- Eletto nel tempo “migliore libreria d’Italia” dalla Fondazione Mauri nel 2018;
- Premiato con il Sesto d’Oro, massima benemerenza civica del Comune nel 2019;
- Centro propulsore di cultura, incontri fra generazioni e relazioni umane autentiche.
La Tarantola ha saputo innovarsi nella tradizione, istituendo servizi come la consegna a domicilio nei momenti più difficili, coinvolgendo sempre la comunità locale e dando risalto anche ad autori emergenti. Non era soltanto un esercizio commerciale: ha incarnato un porto sicuro per studenti, sognatori e appassionati, custodendo un patrimonio di storie e idee inestimabile.
Le cause della chiusura e le riflessioni sul futuro: crisi, trasformazioni e ricadute sulla comunità
Le motivazioni che hanno portato alla scelta di interrompere un cammino ultracentenario sono molteplici. Da un lato, la crisi strutturale che investe il commercio indipendente, accentuata dalla crescita dell’e-commerce, dall’aumento dei costi di gestione e dalla carenza di ricambio generazionale. Il titolare Giorgio Tarantola, settima generazione, ha dichiarato che “non vede futuro da qui a cinque anni”, sottolineando che il settore sta affrontando un’accelerazione dei cambiamenti senza precedenti.
L’incertezza è alimentata dalle dinamiche di mercato sempre più rapide e poco sostenibili: la gestione delle scorte, la concorrenza degli acquisti online, l’evoluzione dei consumi culturali e la difficoltà di mantenere una presenza fisica a fronte di crescenti spese fisse rischiano di annullare quel valore aggiunto che solo la prossimità e il contatto diretto tra libraio e lettore possono offrire.
La chiusura della Tarantola mette a nudo il rischio della desertificazione culturale dei centri urbani. Le voci politiche e civili della città riflettono su come preservare lo spazio, trasformandolo eventualmente in luogo sociale e culturale per non disperdere l’eredità accumulata.
